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L'arrivo del primo figlio mette in crisi la coppia? Cosa cambia e quando serve aiuto

  • 14 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Diventare genitori per la prima volta è uno degli eventi più trasformativi nella vita di una coppia. È anche, statisticamente, uno dei più rischiosi per la qualità della relazione. Le ricerche di John Gottman, che ha seguito coppie per anni a partire dall'attesa del primo figlio, mostrano che circa due coppie su tre vivono un calo significativo della soddisfazione di coppia nei tre anni successivi alla nascita. Non è un dettaglio, ed è uno dei motivi per cui al Centro Terapia di Coppia Torino vediamo arrivare molte coppie proprio in questa fase.

È normale che la coppia entri in crisi quando arriva un figlio?

Sì, ed è importante dirlo con chiarezza: una certa quota di crisi è fisiologica, non patologica. Il passaggio da coppia a famiglia non è un'aggiunta — un nuovo membro che entra in casa — ma una vera ristrutturazione del legame. Cambiano i ruoli, l'identità di ciascuno, l'uso del tempo, il significato dell'intimità.

La crisi, in questo senso, non è il segno che qualcosa è andato storto. È il segno che la coppia sta facendo, faticosamente, il lavoro di riassetto che le viene richiesto. Sapere che la maggior parte delle coppie passa di qui aiuta a spostare lo sguardo: dal "siamo noi che non funzioniamo" a "cosa sta cambiando dentro di noi e cosa dobbiamo imparare a riconoscere".

Cosa cambia concretamente nei primi mesi

I cambiamenti sono di natura diversa, e si sovrappongono.

Il sonno e l'esaurimento fisico. Mesi di sonno frammentato modificano la tolleranza emotiva di entrambi. Discussioni che prima si sarebbero spente in cinque minuti diventano scintille di conflitti più ampi. Non è cattiveria: è un sistema nervoso sotto pressione costante.

L'identità. Si era una coppia con dei progetti, ora si è "mamma e papà di qualcuno". Per qualcuno questo passaggio è naturale; per altri è un piccolo lutto silenzioso di ciò che si era prima. Spesso ci si arriva impreparati.

I ruoli. Tutto quello che la coppia non aveva mai dovuto esplicitare — chi fa cosa, chi decide cosa, chi rinuncia a cosa — diventa improvvisamente urgente. E i modelli che ciascuno porta dalla propria famiglia di origine riemergono, anche quando si pensava di averli messi da parte.

Le famiglie di origine. Tornano in scena, spesso con un peso nuovo. Nonni che aiutano molto e influenzano altrettanto, suoceri che danno consigli non richiesti, distanze che si accorciano o si allungano. È una rinegoziazione di confini che molte coppie non avevano mai dovuto affrontare.

L'intimità. La sessualità si interrompe, si modifica, fatica a ritrovare un ritmo. È fisiologico nei primi mesi, ma può cronicizzarsi se non viene nominato.

I tre attriti più ricorrenti che osserviamo

Tra le coppie che si rivolgono al Centro Terapia di Coppia Torino in questa fase, tre temi tornano con regolarità.

Il primo è la distribuzione del carico mentale, non solo dei compiti pratici. Non si tratta solo di chi cambia il pannolino: si tratta di chi tiene a mente l'agenda del pediatra, la scorta dei pannolini, l'orario del sonnellino. Spesso questa asimmetria pesa più della stanchezza fisica.

Il secondo è la comparsa di stili educativi diversi che la coppia non aveva mai dovuto confrontare. Si scopre solo ora che uno è più permissivo, l'altro più strutturante; uno ha ansie sul sonno del bambino, l'altro sul cibo. E ogni differenza diventa il terreno di un piccolo scontro quotidiano.

Il terzo è la coppia che "sparisce" dietro la nuova diade madre-bambino. Molti partner — più spesso ma non solo i padri — si sentono periferici, e non sanno se è una percezione o una realtà. Le madri, dal canto loro, si sentono spesso non viste nella fatica e nella trasformazione che stanno attraversando. Due solitudini parallele dentro la stessa casa.

Quando è una crisi fisiologica e quando serve aiuto

La distinzione non è sempre netta, ma alcuni segnali aiutano a orientarsi.

Sono indicatori di una transizione difficile ma fisiologica: stanchezza, irritabilità, calo del desiderio, scontri più frequenti nei primi mesi che gradualmente si attenuano quando il bambino cresce e il ritmo si stabilizza.

Sono invece segnali che meritano attenzione clinica: un risentimento che si stratifica e non si scioglie, una sessualità ferma da molti mesi senza che la coppia riesca a parlarne, conflitti che escalano in modi che spaventano, una distanza emotiva che cresce invece di ridursi. A questi vanno aggiunti i campanelli che riguardano il singolo: una depressione post-partum non riconosciuta, un'ansia che invade il quotidiano, un senso di soffocamento che non passa. In questi casi non si tratta più solo di assestamento: si tratta di una situazione che da sola non si ricompone, e chiedere aiuto non è eccesso di cautela, è buon senso.

Cosa può fare la terapia di coppia in questa fase

Una terapia di coppia in fase di transizione genitoriale non è "una cosa in più da fare" in un momento già impegnativo. È, al contrario, uno spazio dedicato in cui due persone esauste possono rallentare e guardarsi.

Concretamente, in studio si lavora su tre piani: aiutare la coppia a nominare quello che sta accadendo (molti conflitti si attenuano già solo quando vengono ricondotti alla fase di transizione, anziché vissuti come "colpa" dell'altro); ricostruire un lessico comune sui ruoli, le aspettative, i confini con le famiglie di origine; recuperare, gradualmente, uno spazio per la coppia adulta accanto a quello dei genitori che si è appena nati.

Non è terapia lunga, in molti casi: spesso bastano alcuni mesi di lavoro mirato per riportare la coppia in carreggiata. Quello che la terapia non fa — è importante dirlo — è promettere che tutto tornerà come prima. Non torna, e non deve tornare: la coppia che diventa famiglia è una coppia nuova, che ha bisogno di trovare il proprio modo.

Se vi state riconoscendo

Se quello che hai letto somiglia a quello che state vivendo, e ti stai chiedendo se sia il caso di parlarne con qualcuno, è probabilmente già il momento di farlo. Al Centro Terapia di Coppia Torino i primi colloqui servono proprio a capire insieme se la terapia di coppia è quello che fa al caso vostro, o se la situazione si può affrontare diversamente. Non c'è una soglia di gravità da raggiungere per chiedere uno spazio di confronto: arrivare presto, in questa fase, è quasi sempre la scelta che paga di più.

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