Quando i conflitti tornano sempre uguali: cosa succede dentro una coppia
- 14 mag
- Tempo di lettura: 5 min
Quasi tutte le coppie che arrivano al Centro Terapia di Coppia Torino, prima o poi, raccontano questa scena: si è litigato di nuovo, ed era lo stesso litigio dell'altra volta. E di quella prima. E di quella ancora prima. Il pretesto cambia — il fine settimana, il modo di gestire i figli, le ferie, i suoceri, i soldi — ma la struttura della discussione è sempre la stessa. Le frasi sono le stesse, le reazioni sono le stesse, e l'esito è sempre il solito: o un compromesso amaro che dura due giorni, o uno scontro che lascia entrambi feriti.
Quando una coppia descrive questa sensazione, di solito sta toccando uno dei nodi più interessanti del lavoro clinico: la differenza tra problemi risolvibili e problemi perpetui, e quello che John Gottman chiama gridlock.
Non tutti i problemi nella coppia sono uguali
Gottman, sulla base di decenni di osservazione di coppie nei suoi laboratori, propone una distinzione fondamentale che vale la pena conoscere. I problemi che una coppia può portare sono di due tipi diversi, e richiedono due approcci diversi.
I problemi risolvibili sono problemi situazionali. Si litiga su un evento specifico, una situazione concreta, una decisione operativa. Chi porta la macchina dal meccanico, come dividere i lavori di casa, dove andare in vacanza quest'anno. Hanno un oggetto preciso e una soluzione possibile. Una volta trovata, la soluzione regge — magari va ricontrattata ogni tanto, ma regge. Solvable problems, secondo Gottman, rappresentano una parte minoritaria dei conflitti che logorano davvero una coppia.
I problemi perpetui sono invece quelli che ruotano attorno a differenze più profonde tra i due partner: differenze di personalità, di bisogni di base, di stile di vita, di sensibilità. Uno è più organizzato, l'altro più spontaneo. Una ha bisogno di molto tempo da sola, l'altro ha bisogno di costante condivisione. Uno vive il Natale come un obbligo familiare totale, l'altra come un'occasione facoltativa. Sono differenze che, dice Gottman, non si "risolvono", e nemmeno dovrebbero essere risolte — perché tentare di risolverle significa, in qualche modo, chiedere a uno dei due di smettere di essere chi è.
Secondo le ricerche di Gottman, circa il 69% dei conflitti che le coppie portano sono di questo secondo tipo. Cioè la maggioranza. È un dato che spesso, ascoltato la prima volta, sorprende — e libera. La sensazione di "continuiamo a litigare per le stesse cose" non è il segno che la coppia funziona male. È il segno che la coppia è una coppia.
Il punto non è risolvere, ma gestire
Se i problemi perpetui non si risolvono, allora cosa si fa? Si imparano a gestire. La differenza è sottile ma decisiva. Gestire un problema perpetuo significa non aspettarsi che scompaia, ma trovare un modo per parlarne senza farsi del male ogni volta, e per arrivare a un compromesso che entrambi possano portare avanti, anche se non è la soluzione "perfetta" di nessuno dei due.
Le coppie felici, dice Gottman, non hanno meno problemi perpetui delle coppie infelici. Hanno semplicemente trovato un modo di starci dentro che non distrugge il legame. Il conflitto torna ciclicamente, come una vecchia conoscenza, ma non genera più devastazione: genera, al massimo, un po' di stanchezza.
Quando un problema perpetuo diventa gridlock
Quando invece le cose vanno male, un problema perpetuo si trasforma in quello che Gottman chiama gridlock. Letteralmente, ingorgo: una situazione in cui la coppia ruota su sé stessa, va avanti e indietro sullo stesso disaccordo senza alcun progresso, e ogni discussione lascia uno o entrambi i partner più feriti, più rifiutati, più chiusi di prima.
I segnali del gridlock sono riconoscibili. Si parla sempre della stessa cosa, ma non si fa mai un passo avanti. Ci si sente, dopo, frustrati, traditi, rifiutati. Si comincia a vedere l'altro come avversario, non come partner. Si diventa progressivamente più rigidi nelle proprie posizioni, e meno disposti a un compromesso reale. Le emozioni si polarizzano: rabbia da una parte, distacco freddo dall'altra. E sopra a tutto, si ha la sensazione che parlare con l'altro "non serva a niente".
Quando una coppia è in gridlock su un tema, di solito la discussione di superficie nasconde qualcosa di più profondo.
Sotto un problema perpetuo, di solito, c'è un sogno
Questa è una delle intuizioni cliniche più utili che Gottman ha portato nel lavoro con le coppie. Quando un problema perpetuo diventa gridlock — quando cioè ci si scontra sempre allo stesso modo, senza muoversi — sotto la discussione di superficie c'è quasi sempre qualcosa di più grande: un sogno, un bisogno di fondo, un valore che ciascuno dei due partner sente non visto.
Uno scontro ricorrente sul lavoro e sull'ambizione professionale può nascondere, da una parte, il sogno di una vita di realizzazione personale ("voglio sentire di aver fatto qualcosa"), e dall'altra parte il sogno di una vita di affetti e presenza ("voglio una famiglia che sia davvero presente, non come quella in cui sono cresciuto"). Una battaglia infinita su come gestire i soldi può nascondere, da una parte, il bisogno di sicurezza che è radicato in un'infanzia precaria, e dall'altra, il bisogno di libertà che è radicato in un'infanzia troppo controllata. La discussione superficiale sul lavoro o sui soldi è solo la punta del problema. Sotto, ci sono storie.
Quando si riesce ad arrivare a quel piano, qualcosa cambia. Non perché si trovi una soluzione — i sogni di due persone non si fanno coincidere come due ingranaggi. Ma perché ciascuno comincia a sentire che ciò di cui parla è qualcosa di grande, non solo un capriccio, e che l'altro, finalmente, lo vede.
Cosa cambia con una terapia di coppia
Lavorare sui conflitti che tornano sempre uguali, in terapia di coppia, significa fare insieme tre cose. La prima è riconoscere la differenza tra ciò che è risolvibile e ciò che è perpetuo, e smettere di applicare strategie da soluzione a problemi che soluzione non hanno. È un cambio di cornice che, già da solo, alleggerisce molto la coppia.
La seconda è imparare a parlare di un problema perpetuo senza precipitare ogni volta nel gridlock: rallentare, riconoscere la posizione dell'altro prima di esprimere la propria, accettare di non arrivare a un accordo perfetto e di non doverlo fare. È un'abilità che si allena.
La terza è quella più profonda: andare a vedere, sotto i conflitti più resistenti, i sogni e i bisogni di fondo che ciascuno dei due porta. È un lavoro che a volte arriva fino alle famiglie d'origine, alle storie di infanzia, alle ferite antiche. Non per scavare per scavare, ma per dare a ciascuno la possibilità di sentirsi visto in quello che porta. Quando questo accade, anche un problema perpetuo diventa sopportabile — e a volte, persino bello, perché diventa il punto in cui la coppia tocca le cose che davvero contano per ciascuno.
Se vi riconoscete in questo
Se quello che avete letto somiglia a quello che vi accade, sappiate che non è un sintomo di qualcosa di rotto. È la condizione normale della maggior parte delle coppie. Quello che fa la differenza è quanto un conflitto ricorrente vi sta logorando: se vi lascia ogni volta più chiusi, più ostili, più soli, è il momento di non aspettare oltre. Al Centro Terapia di Coppia Torino lavoriamo regolarmente su questo tipo di stallo, e di solito qualche mese di lavoro mirato è sufficiente per ridarvi un modo diverso di parlarne. Non per non litigare più — quello sarebbe irrealistico — ma per litigare senza farvi del male.


Commenti